Una delle cose che mi capita più spesso, quando descrivo cosa stiamo costruendo, è che la persona davanti annuisce con sicurezza per un po', e poi mi dice una frase tipo:
«Ah, ho capito. Tipo quegli alloggi per giovani lavoratori.»
«Ah, è come a Berlino, dove fanno gli appartamenti con la cucina in comune.»
«Ah, è una specie di residence che cura un po' la community.»
Tutte queste frasi mostrano un'attenzione vera, e gentile. Ma sono sbagliate. E vorrei spiegare perché lasciarle in giro fa danno — non al mio progetto, ma al settore intero.
In Italia il CoLiving fatica a crescere anche perché manca il vocabolario per distinguerlo da cose che gli somigliano. Ogni volta che lo accostiamo per analogia a qualcosa di esistente, lo confondiamo con qualcosa di esistente. E perdiamo l'occasione di chiamarlo per nome.
Quindi voglio essere chiaro su cosa il CoLiving non è. È paradossalmente il modo più veloce per dire cosa è.
Non è uno studentato per adulti
Lo studentato è progettato attorno a una sola fase di vita (lo studio universitario), una sola fascia d'età (18-26), un orizzonte temporale rigido (l'anno accademico) e una popolazione socialmente omogenea (studenti).
Il CoLiving non ha nessuna di queste caratteristiche. I residenti hanno 25-65 anni (e oltre), arrivano da percorsi diversi (lavoro remoto, separazione, trasferimento, ricerca di comunità), restano da settimane a anni, e cercano proprio il contrario di un campus: un ambiente con storie miste, esperienze miste, generazioni miste.
Confondere CoLiving e studentato vuol dire pensare che si stia «estendendo l'università alla vita». Non è così. È un altro tipo di progetto, con un'utenza che non vorrebbe mai vivere in uno studentato — perché l'ha già fatto, o perché è troppo grande, o perché vuole vivere accanto a persone che non sono solo coetanee in transizione.
Non è un residence con la community manager
Il residence (o aparthotel) è progettato per l'autosufficienza individuale di lungo periodo. Appartamento privato, cucina privata, ingresso autonomo. La socialità è inesistente o eventuale.
Aggiungere una community manager a un residence non lo trasforma in CoLiving. Lo trasforma in un residence con una community manager — qualcuno che organizza qualche aperitivo che resta poco frequentato, perché l'edificio non lo sostiene.
Il CoLiving non è un layer di servizio aggiunto a un edificio individualista. È un edificio progettato in modo diverso, dove la community è la struttura, non un evento.
Non è una cucina condivisa
Questo è il fraintendimento più diffuso, ed è quello che dà il titolo a questo articolo.
Sì, in un CoLiving la cucina di solito è condivisa. Ma il CoLiving non è la cucina condivisa. È molte altre cose contemporaneamente, e la cucina è solo uno dei punti dove queste cose si manifestano.
Pensare al CoLiving come «un posto con la cucina in comune» è come pensare a un ristorante come «un posto con i tavoli». Tecnicamente vero, sostanzialmente fuorviante. Quello che fa funzionare un ristorante non sono i tavoli — è la cucina, il servizio, la scelta del menu, l'attenzione, il personale, i clienti che tornano. I tavoli sono ovvi.
Lo stesso vale per il CoLiving. La cucina condivisa è ovvia. Quello che lo fa funzionare è la presenza viva, il community manager, la curatela degli ingressi, il rituale settimanale, gli spazi che invitano a fermarsi, i servizi inclusi, il tipo di persone che si scelgono di accogliere.
Non è un ostello per nomadi digitali
Il termine è arrivato in Italia attraverso le esperienze internazionali di nomadi digitali (Bali, Lisbona, Medellín). Confondere CoLiving e digital nomad housing fa danno.
Il digital nomad living è progettato per soggiorni brevi (1-4 settimane), persone in viaggio continuo, vita prevalentemente in inglese, leisure mescolato al lavoro. È valido. È una nicchia.
Il CoLiving che proviamo a costruire in Italia ha un orizzonte diverso: persone che vogliono mettere radici, almeno temporanee, nel paese in cui vivono. A cui interessa il quartiere, il quotidiano, gli incontri ricorrenti. Non il viaggio. Non la prossima destinazione.
Non è un appartamento condiviso più carino
Un appartamento condiviso (la classica «stanza in coabitazione» tra coinquilini) è una soluzione informale tra privati, senza gestione, senza servizi, senza progettazione del contesto.
Il CoLiving è un servizio strutturato.
Aggiungere arredi belli a un appartamento condiviso non lo rende un CoLiving. Lo rende un appartamento condiviso meglio arredato.
Il salto di categoria avviene quando entra in scena la gestione, l'orientamento all'esperienza, il ritmo di vita curato, i servizi reali, la community progettata.
Non è una casa famiglia
Le case famiglia sono soluzioni socio-assistenziali per persone in condizioni di particolare fragilità (minori, persone con disabilità, anziani non autosufficienti). Sono regolate da norme specifiche e hanno finalità di cura.
Il CoLiving è un servizio abitativo per persone autonome che scelgono di vivere accanto a una community e a un layer di servizi inclusi.
Non è cura: è abitazione.
Mescolare i due piani — come a volte accade nel dibattito pubblico — è ingiusto verso entrambi. La casa famiglia merita le sue regole. Il CoLiving merita le sue.
Non è un B&B di lungo termine
Il B&B è un'attività ricettiva turistica, regolata come tale, pensata per soggiorni brevi e turistici.
Il CoLiving è abitativo, non turistico, ed è regolato (o dovrebbe esserlo) come tale. In molti contesti italiani questa distinzione è ancora sfumata, e qualche operatore usa il regime turistico per coprire abitazione di lungo periodo, finendo in zone grigie normative.
Per far crescere il settore CoLiving in modo sano, questa distinzione va tenuta netta.
Cosa è il CoLiving, in tre righe
Un modello abitativo che combina spazio privato, spazi comuni progettati, servizi inclusi e gestione viva.
Una terza opzione, dopo la casa indipendente e l'appartamento in condominio.
Una scelta di vita per adulti che non vogliono né solitudine né famiglia tradizionale, ma una community curata accanto alla propria privacy.
Tutto il resto è dettaglio operativo. Il vocabolario di base è questo.
Perché serve questa alfabetizzazione
Quando una nuova categoria di prodotto o di servizio entra in un mercato, attraversa sempre una fase di confusione. Il telefono cellulare era «un telefono che ti porti dietro». Il computer portatile era «un computer più piccolo». L'auto elettrica è «un'auto che però va a corrente». Tutte queste descrizioni sono state utili per qualche tempo e poi sono state superate, perché nessuna catturava l'essenza nuova della cosa nuova.
Lo stesso sta succedendo al CoLiving. Per qualche anno ancora dovremo dire «è una specie di…». Ma prima lo chiamiamo per nome, prima il settore può maturare.
E maturare il settore significa: regole adeguate, professionisti formati, finanziamenti accessibili, costi controllati, qualità garantita, persone più felici.
Per arrivarci, dobbiamo prima smettere di confonderlo con la cucina in comune.
Chiusura
Dirigo CoLivingOne a Rimini come laboratorio operativo dove queste distinzioni vengono testate con residenti veri, manutenzione vera, e serate vere.
Se stai descrivendo il CoLiving a qualcuno — o ti viene descritto come «un operatore CoLiving» da qualcuno che non sa bene cosa significhi — spero che questo aiuti.
Se vuoi parlare del modello in sé, il post precedente va più a fondo.
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